Quando gli chiesero di scrivere un sonetto in memoria dell'altissimo poeta, l'altissimo pittore si schermì: "Messere, voi mi chiedete quel che non ho". E parlava di invidia in senso dantesco. Consapevole come nessuno del proprio valore, tanto da rispondere duramente, quasi villano, alle osservazioni del papa in persona dalle impalcature della Sistina, considerava di cattivo gusto scimmiottarlo, con la scusa di celebrarlo. Attento lettore delle Scritture, mostrava di aver capito a fondo il passaggio evangelico nel quale Gesù, raramente duro, pronuncia la famosa requisitoria dei "sepolcri imbiancati", contro l'ipocrisia dei farisei.
Piuttosto credo che sia suo un verso comunemente attribuito al Berni, un endecasillabo (come quelli della Commedia) che pare una martellata, dato in risposta ad un gruppo di amici che si dilettavano di letteratura, gli chiedeva perché Dante fosse da considerare , come ripeteva spesso, il poeta più grande:
"Ei dice cose, e voi dite parole"
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