Siamo noi a dover fornire i modelli. L'Italia fa questo in Europa da sempre, nel bene e nel male. Altrimenti va a finire che facciamo brutte copie delle imitazioni di noi stessi fatte da altri. Il peggior modello imitativo possibile, masticare il vomito del cane di un altro che ha mangiato i tuoi figli. Altro che Seneca.
Se facciamo questo, allora possiamo riconoscere e usare le migliori espressioni del pensiero di altri insiemi; se cerchiamo di imitare e basta, prendiamo il peggio, perché partiamo dal peggio di noi stessi.
Dalla Francia c'è per esempio da prendere una organizzazione rigorosa del pensiero storico, non i vuoti virtuosismi dei maitres-á-penser. Ricordando Vico per la prima e i sopranisti castrati italiani per i secondi.
Dalla Germania l'efficacia organizzativa e la disciplina, tenendo presente che esse hanno pesanti implicazioni negative. Ricordando che la pedagogia prussiana, quella che accorciava i letti dei soldati in modo che fosse possibile al caporale svegliarli tutti con una unica frustata nei piedi è, alla lontana, un prodotto del Concilio di Trento.
Dall' Inghilterra, ovviamente, l'empirismo critico. Senza dimenticare Galileo ne il motto "ostinato rigore" di Leonardo da Vinci.
martedì 18 febbraio 2014
Michelangelo e Dante
Quando gli chiesero di scrivere un sonetto in memoria dell'altissimo poeta, l'altissimo pittore si schermì: "Messere, voi mi chiedete quel che non ho". E parlava di invidia in senso dantesco. Consapevole come nessuno del proprio valore, tanto da rispondere duramente, quasi villano, alle osservazioni del papa in persona dalle impalcature della Sistina, considerava di cattivo gusto scimmiottarlo, con la scusa di celebrarlo. Attento lettore delle Scritture, mostrava di aver capito a fondo il passaggio evangelico nel quale Gesù, raramente duro, pronuncia la famosa requisitoria dei "sepolcri imbiancati", contro l'ipocrisia dei farisei.
Piuttosto credo che sia suo un verso comunemente attribuito al Berni, un endecasillabo (come quelli della Commedia) che pare una martellata, dato in risposta ad un gruppo di amici che si dilettavano di letteratura, gli chiedeva perché Dante fosse da considerare , come ripeteva spesso, il poeta più grande:
"Ei dice cose, e voi dite parole"
Piuttosto credo che sia suo un verso comunemente attribuito al Berni, un endecasillabo (come quelli della Commedia) che pare una martellata, dato in risposta ad un gruppo di amici che si dilettavano di letteratura, gli chiedeva perché Dante fosse da considerare , come ripeteva spesso, il poeta più grande:
"Ei dice cose, e voi dite parole"
giovedì 13 febbraio 2014
Costituzione
La larga maggioranza non sa neanche cos'è, la Costituzione. Se lo sapesse, le istituzioni di garanzia, per prima la Presidenza della Repubblica, farebbero il loro dovere. Ma sulle pareti degli uffici pubblici non c'è il testo costituzionale, ma il capoccione del presidente, un fantastico residuo di monarchia; ma nessuno se ne accorge. È un falso in atto pubblico, perché i re si possono decapitare, i presidenti no (ricacciano). E le Costituzioni sono lingua, hai voglia a ghigliottinare.
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