Siamo noi a dover fornire i modelli. L'Italia fa questo in Europa da sempre, nel bene e nel male. Altrimenti va a finire che facciamo brutte copie delle imitazioni di noi stessi fatte da altri. Il peggior modello imitativo possibile, masticare il vomito del cane di un altro che ha mangiato i tuoi figli. Altro che Seneca.
Se facciamo questo, allora possiamo riconoscere e usare le migliori espressioni del pensiero di altri insiemi; se cerchiamo di imitare e basta, prendiamo il peggio, perché partiamo dal peggio di noi stessi.
Dalla Francia c'è per esempio da prendere una organizzazione rigorosa del pensiero storico, non i vuoti virtuosismi dei maitres-á-penser. Ricordando Vico per la prima e i sopranisti castrati italiani per i secondi.
Dalla Germania l'efficacia organizzativa e la disciplina, tenendo presente che esse hanno pesanti implicazioni negative. Ricordando che la pedagogia prussiana, quella che accorciava i letti dei soldati in modo che fosse possibile al caporale svegliarli tutti con una unica frustata nei piedi è, alla lontana, un prodotto del Concilio di Trento.
Dall' Inghilterra, ovviamente, l'empirismo critico. Senza dimenticare Galileo ne il motto "ostinato rigore" di Leonardo da Vinci.
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